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Il Commissario federale per la protezione dei dati cita in giudizio i servizi segreti federali

Il garante della privacy della Germania ha citato in giudizio il servizio segreto estero BND. Ecco di cosa si tratta in questo caso senza precedenti.

Il BND vuole decidere autonomamente la portata dei controlli

Il Commissario federale per il Protezione dei dati e l’Autorità per la libertà di informazione (BfDI) ha presentato ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale contro il Servizio federale di intelligence (BND) per far valere i propri poteri di controllo. Il tribunale dovrà quindi chiarire fino a che punto il servizio segreto possa effettivamente operare in segreto.

„Il BND nega al BfDI l’accesso a documenti che rientrano nel suo diritto di accesso ai fini dell’esercizio delle sue funzioni di controllo e che sono assolutamente necessari a tal fine. Il BfDI aveva già contestato tale comportamento, senza però ottenere esito positivo“, ha affermato il BfDI.

„Spesso collaboriamo efficacemente con i servizi di intelligence federali e le nostre segnalazioni vengono prese come spunto per apportare modifiche. Purtroppo, però, constatiamo anche che, in caso di divergenze di opinione, i nostri ricorsi previsti dalla legge non vengono presi in considerazione“, spiega il Garante federale per la protezione dei dati Ulrich Kelber. Ad esempio, il BND si arroga il diritto di decidere in merito alle basi giuridiche necessarie, alla portata e al contenuto dei controlli.

Il garante della privacy presenta per la prima volta un ricorso contro un’autorità federale

Come riporta la Süddeutsche Zeitung, le autorità garanti della privacy volevano verificare un sistema con cui il BND sorveglia persone non tedesche all’estero. A tal fine, il servizio di intelligence necessita di un’autorizzazione da parte della Cancelleria federale, alla quale il BND fa capo. Tuttavia, secondo il BfDI, il BND non avrebbe voluto mostrare tali autorizzazioni.

E così si arriva a una vera e propria prima assoluta: per la prima volta nei suoi 46 anni di storia, il BfDI cita in giudizio un’autorità federale. Ciò potrebbe anche essere dovuto al fatto che Ulrich Kelber ricopre ormai la carica solo ad interim e che il Bundestag ha già eletto, il 16 maggio, la sua successora, Louisa Specht-Riemenschneider. La giurista ed esperta di digitale, tuttavia, non ha ancora assunto l’incarico.

Il Garante federale per la protezione dei dati si mostra combattivo e punta il dito anche contro la Cancelleria federale: „Attualmente il BfDI ha solo la possibilità di formulare rimostranze, che non possono essere fatte valere, nei confronti della Cancelleria federale in quanto ministero competente per il BND…La contestazione formulata successivamente dal BfDI è rimasta senza seguito da parte della Cancelleria federale – come già accaduto in altri casi in precedenza.“

Il BfDI critica il fatto di non disporre di un potere di imposizione esecutivo che consentirebbe un controllo più efficace dei servizi di intelligence. Per questo motivo la questione è ora all’esame dei tribunali. Spetterà ora ai giudici di Lipsia decidere fino a che punto possano spingersi i controlli del garante supremo della protezione dei dati.

Immagine di Marcus Belke

Marcus Belke

Marcus Belke è amministratore delegato della 2B Advice GmbH. Promuove l’innovazione nel campo della conformità alla normativa sulla protezione dei dati e della gestione dei rischi ed è responsabile dell’ulteriore sviluppo di Ailance, la piattaforma di conformità di nuova generazione.

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